28 Febbraio 2024
Gâteau di patate: uno sformato per due Paesi

Gâteau di patate: uno sformato per due Paesi

Gâteau, gateaux, gatò o gattò… Tanti nomi per una sola ricetta che viene da Oltralpe, ma è diventata parte del patrimonio culinario italiano.

Italia e Francia vanno a nozze

Il Gâteau di patate è un piatto tipico della cucina campana, le cui origini e il cui nome sono strettamente legati alla storia del Regno delle due Sicilie e alla sua dominazione da parte della Francia. Secondo la tradizione infatti, questa ricetta venne realizzata per la prima volta nel 1768 per nozze tra l’arciduchessa Maria Carolina d’Asburgo (figlia di Maria Teresa Lorena-Asburgo, moglie di Ferdinando I Borbone) e Ferdinando IV di Borbone.

In occasione del suo matrimonio infatti, la futura regina di Napoli fece allestire il banchetto da cuochi chiamati appositamente dalla sua terra d’origine, i quali prepararono e servirono agli ospiti regali un tortino a base di patate. La ricetta fu apprezzata al punto da essere adottata stabilmente dalla cucina locale, e si diffuse in tutta Italia, assumendo il nome di gattò, gattó, gatò, e più raramente catò e cattò.

Due cucine, un piatto, molti nomi

Come si legge sul sito selenella.it, questo fu solo il primo episodio che trasformò la città partenopea in un luogo di incontro e confronto delle due tradizioni culinarie (italiana e francese). La nuova Regina trasportò nella capitale meridionale (e da lì nel resto del sud Italia) i gusti tipici della cucina d’Oltralpe e, al tempo stesso, rendendola più raffinata affidando la gestione della cucina a cuochi professionisti di alto livello (i cosiddetti “monsieurs”, termine che i napoletani mutuarono in “monzù” e i siciliani in “monsù”). La conseguenza fu la diffusione di alcune denominazioni francesi per indicare ricette tipiche della tradizione campana e sicula. Tra i casi più celebri: il crocchè, il ragù, il sartù di riso e il supplì (oltre appunto al gattò).

Ancora oggi il termine gâteau viene ancora utilizzato per indicare non solo la ricetta dello sformato di patate originale (a cui invece fa riferimento in modo esclusivo l’attuale “gattò” napoletano), ma anche in modo più generico, in riferimento a qualsiasi tipo di torta salata, dolce oppure agrodolce, nonché diverse preparazioni come i semifreddi e le preparazioni al formaggio tipiche del medioevo.

Antispreco con gusto

Dal punto di vista pratico, il gâteau non è altro che uno sformato a base di patate lessate e schiacciate a cui vengono uniti altri ingredienti come uova, prosciutto cotto e diverse tipologie di formaggio. Il tutto viene poi cotto al forno fino a quando in superficie non compare una crosticina dorata e croccante, che contrasta con la morbidezza dell’interno. Si tratta di una portata molto versatile, che può essere servito come antipasto, contorno o piatto unico, a seconda del modo in cui viene presentato e degli ingredienti aggiunti alla base di patate. Rispetto alla ricetta originale infatti, nel corso del tempo sono nate diverse varianti, tutte pensate come ricette svuota-frigo, ideali per finire gli avanzi del frigorifero e ridurre gli sprechi in cucina.

Un piatto nemico dei cantanti?

Che l’alimentazione condizioni profondamente la salute e abbia riflessi diretti sull’organismo nel suo complesso ma anche su diversi organi specifici e sull’efficienza delle loro funzioni, è fuor di dubbio. Ma secondo questo articolo ci sarebbero alimenti che, in positivo o in negativo, hanno come bersaglio mirato la voce: alcuni la proteggono e altri la danneggiano a causa dei nutrienti che contengono.

Il gâteau di patate apparterrebbe al secondo gruppo di cibi: quelli nocivi e sconsigliati per i cantanti. Il motivo? Sembra che l’elevato contenuto di carboidrati (in particolare amidi) presenti al suo interno possa compromettere l’elasticità delle corde vocali. Dunque questo piatto, così come quelli ricchi di caseina (i formaggi) o quelli a base di legumi, è incompatibile con la carriera canora. Ma resta comunque buonissimo!